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Organizzato da Europe Direct Emilia-Romagna, Ordine e Fondazione dei Giornalisti e Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università di Bologna, giovedì 12 giugno 2025 si è tenuto presso la Sala Tassinari del Municipio del capoluogo regionale il seminario “Intelligenza artificiale: giustizia e cittadino”.
Moderato da Costanza Spocci (giornalista e conduttrice radiofonica di Radio3 Mondo) il confronto si è avvalso dei contributi di: Silvestro Ramunno (giornalista, presidente dell’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia-Romagna), Vittorio Calaprice (analista politico e relazioni istituzionali, Commissione europea in Italia), Monica Palmirani (docente del dipartimento di scienze giuridiche UniBO) e Anna Fiorentini (docente del dipartimento di scienze giuridiche UniBO).

Abbiamo incontrato Vittorio Calaprice a margine dell’incontro, per rivolgergli alcune domande sulle principali sfide che l’Intelligenza artificiale pone alle istituzioni, con particolare riferimento all’Ue.
Dottor Calaprice, lei si è soffermato sull’Intelligenza artificiale, fra diritto e tecnologia. È possibile immaginare un punto di equilibrio fra questi due aspetti?
Posso dire quello che sta facendo l’Unione europea, quello che ha previsto già nel 2020. Col Libro bianco, l’Ue ha cercato di trovare una sintesi fra la regolamentazione e l’innovazione. La Commissione sa che bisogna sostenere e finanziare queste tecnologie, ma occorre introdurre delle tutele. Al centro ci deve essere la sicurezza dei cittadini. Fiducia, e chiarezza da parte delle imprese, sono due capisaldi. È partito un processo per costruire un ecosistema di norme, chiamato AI Act, entrato in vigore nell’agosto dell’anno scorso. I dati che circoleranno nel continente, secondo quanto stabilito, dovranno essere affidabili e antropocentrici, ovvero imperniati sull’uomo. Per l’Unione europea, volendola dire con una sintesi efficace, l’Intelligenza artificiale deve essere al servizio delle persone. All’articolo 1 dell’AI act è scritto chiaramente: tutti i sistemi che possano toccare la salute, la sicurezza e i diritti fondamentali dell’individuo sono sistemi che dovranno essere regolamentati e non lasciati al solo mercato. Equità e inclusività sono e saranno le parole d’ordine.
Intelligenza artificiale: è vero che l’Europa è indietro, in questo settore, rispetto a Stati Uniti e Cina?
Circola questa espressione: gli Stati Uniti innovano, la Cina replica, l’Unione Europea regola. Mai come oggi, però, dobbiamo essere contenti di avere una bussola, in questo disordine globale nel quale ci troviamo immersi. ChatGpt, per stare a uno dei sistemi maggiormente conosciuti, ha un impatto sul sistema cognitivo degli esseri umani, non v’è dubbio: ha, voglio dire, una fortissima capacità di persuasione. Se utilizzato in modo che i dati siano verificabili, il risultato è quello di supportare le nostre attività, ma qualora se ne faccia un uso “malevolo” si può arrivare alla profilazione dell’individuo. Per dirla in breve, oggi quello che sta accadendo, soprattutto attraverso i social, è l’alterazione della realtà, sino a soggiogare le persone. E ciò modifica tutto, arrivando a controllare, potenzialmente, milioni di cittadini. Ecco: questo non accadrà in Europa, grazie all’IA Act. L’obiettivo che la Commissione si è data è quello di varare una sorta di “AI made in Europe”: se vogliamo un poco più lento, ma infinitamente più sicuro.
La “Dichiarazione dei principi e dei diritti digitali” afferma con chiarezza che l’uomo deve essere al centro del processo, che qualsiasi tecnologia si voglia sviluppare deve essere sostenibile sul piano ambientale, visto che moltissime sono energivore, non deve lasciare indietro nessuno, non può rappresentare una violazione della privacy. In altre parti del mondo può accadere che i Governi leggano le mail dei privati. Qui no. Vi pare poco?
Oggi lei a Bologna ha parlato a una platea composta in larghissima parte da giornalisti. Se dovesse veicolare un messaggio alla loro categoria, che raggiunge un gran numero di persone, cosa direbbe del futuro che ci attende?
Oggi sull’AI non possiamo dire cosa accadrà, ci sono cambiamenti repentini e continui, e nessuno ha la sfera di cristallo. Personalmente io non credo che l’Intelligenza artificiale sostituirà del tutto il lavoro, nemmeno quello giornalistico; sostituirà piuttosto task, parti di esso, quelle automatizzate. Ma c’è un grandissimo valore aggiunto che l’essere umano può continuare a mettere, in termini di approfondimento, di ricerca, in ogni professione. La supervisione dell’uomo, a mio parere, in Europa continuerà a essere decisiva, in tutti i processi di qualità.