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Partiamo da alcuni dati: in Unione Europea, l'81% degli habitat protetti, il 39% degli uccelli protetti e il 63% delle altre specie protette si trovano in cattivo o pessimo stato e solo in minima parte questi dati hanno mostrato dei miglioramenti negli ultimi anni. Secondo il “Global Assessment Report on Biodiversity and Ecosystem Services”, inoltre, a livello globale, il 75% delle terre emerse e il 66% degli oceani sono attualmente gravemente alterati dall'attività umana. Questi dati sono la ragione per la quale la Commissione Europea ha pubblicato, nel 2022, la proposta di una nuova legge europea sul ripristino della natura.
La proposta è attualmente in fase di discussione, ma ha già passato un importante step il 12 luglio: l'approvazione da parte del Parlamento Europeo. Non è stato un risultato semplice; il progetto della Commissione ha infatti sollevato numerose discussioni e alcune proteste.
La proposta originaria stabilisce come obiettivo europeo quello di adottare misure di ripristino della natura su almeno il 20% delle terre e dei mari entro il 2030 e di adottare misure per tutti gli ecosistemi che necessitano di ripristino entro il 2050.
Tra le misure previste:
- inversione del declino degli impollinatori entro il 2030 e un aumento delle popolazioni di impollinatori a partire dallo stesso anno;
- zero perdita netta di spazi verdi urbani entro il 2030, un aumento del 5% entro il 2050, una densità di alberi di almeno il 10% in ogni città, paese e sobborgo europeo e un aumento netto degli spazi verdi integrati con edifici e infrastrutture;
- negli ecosistemi agricoli, un aumento complessivo della biodiversità e una tendenza positiva delle popolazioni di farfalle delle praterie, degli uccelli delle campagne, degli stock di carbonio organico nei suoli minerali dei terreni agricoli e degli elementi paesaggistici ad alta diversità sui terreni agricoli;
- negli ecosistemi forestali, un aumento complessivo della biodiversità e una tendenza positiva della connettività forestale, del legno morto, delle foreste disetanee, dell’avifauna forestale e degli stock di carbonio organico;
- ripristino degli ambienti marini, come le praterie di fanerogame o i sedimenti, e recupero delle specie marine più note, come delfini e focene, squali e uccelli marini;
- rimozione delle barriere fluviali, in modo da trasformare almeno 25.000 km di fiumi in fiumi liberi entro il 2030.
Le critiche principali si sono concentrate sui costi, ritenuti eccessivi, che ciascun Paese dovrà sostenere per implementare la legge sul ripristino della natura. Le proteste, riguardanti in particolare le misure che coinvolgerebbero gli ecosistemi agricoli, sono arrivate principalmente dai comparti produttivi, in particolare dell’agro-alimentare, della pesca e dell’agricoltura.
Queste osservazioni sono state effettivamente accolte da alcuni membri del Parlamento Europeo e ciò a portato ad un primo stop nell’iter di approvazione della legge: all’interno della Commissione ambiente, la parità di 44 voti a favore e 44 voti contrari ha rischiato di far arenare definitivamente la legge.
La responsabilità della bocciatura o approvazione della proposta è passata dunque alla Plenaria del Parlamento europeo, che con una maggioranza favorevole (336 voti a favore, 300 contrari e 13 astensioni) ha permesso alla legge di continuare il suo iter verso l’approvazione definitiva, pur sacrificando alcune delle misure previste dalla Commissione, soprattutto in ambito agricolo.
Alle critiche sollevate rispetto ai costi e al tema della sicurezza elementare vengono infatti contrapposti dati e ricerche che dimostrerebbero il contrario di quanto temuto. La legge sul ripristino della natura porterebbe infatti diversi aspetti positivi:
- Benefici monetari: la Commissione europea ha stimato che gli investimenti nel ripristino della natura forniranno un ritorno tra gli 8 e i 38 euro per ogni euro speso, grazie ai benefici più ampi forniti dai servizi ecosistemici che sostengono la sicurezza alimentare, la salute e il benessere umano e la mitigazione e l'adattamento al clima;
- Sicurezza alimentare: considerando che circa l'84% delle colture dipende almeno in parte dall'impollinazione da parte degli insetti e che gli ecosistemi del suolo, di cui il 60% è oggi degradato, sostengono la produzione agricola il ripristino del suolo e degli agroecosistemi diventa cruciale per il mantenimento di colture resilienti e sane. Lo stesso vale per l’approvvigionamento alimentare marino.
- Cambiamento climatico: miglioramento e l'aumento della superficie delle foreste, delle zone umide, delle torbiere e delle praterie di fanerogame aumentano il sequestro di carbonio, e questo sarà fondamentale per l'UE per raggiungere gli obiettivi di neutralità climatica a lungo termine. L'aumento della frequenza e della durata delle ondate di calore può essere parzialmente mitigato ripristinando gli spazi verdi nelle città, che forniscono ombra e regolano i microclimi.
- Salute, benessere, qualità della vita: il ripristino degli spazi verdi e blu urbani ne aumenta direttamente la disponibilità e l'accessibilità per le persone, con benefici documentati per la salute fisica e mentale, il benessere generale e la riduzione della mortalità e della morbilità da malattie croniche.
Cosa succede ora? Si apre una fase di confronto tra Commissione, Consiglio dell’UE e Parlamento europeo (il cosiddetto Trilogo), durante il quale le tre istituzioni lavoreranno e negozieranno per approvare un testo finale che gli Stati membri dovranno adottare e fare proprio.
Per saperne di più:
https://www.eea.europa.eu/publications/importance-of-restoring-nature
https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/IP_22_3746
